domenica 2 novembre 2008

anche uno sciacallo parla di ciò che conosce

Ho comperato "changeling, the lost". E' un gioco di ruolo della white wolf, ambientato nel "world of darkness", ovvero sostanzialmente il nostro mondo ma con un po' più di enfasi sugli aspetti deprimenti.

Penso di situare le mie partite nella mia città, Torino. Così, sto preparando una traccia dei luoghi suggestivi da far visitare ai miei giocatori e degli eventi interessanti da far succedere.

Essendo, appunto, il world of darkness, i luoghi e gli eventi cui mi riferisco non sono dei più allegri.

Uno è il cinema statuto, dove nei primi anni ottanta sono morte 64 persone in un incendio. Nella mia versione di Torino non l'hanno mai restaurato e trasformato in un supermercato. E' ancora lì, come è stato per anni, un portone sigillato oltre i cui vetri si intravede un atrio sudicio e annerito di fumo. E accanto alla porta ci sono le locandine di due film : "la capra", una commedia francese che proiettavano quel giono, e "pierino contro tutti", con Alvaro Vitali E mentre di fuori le auto schiamazzano pare quasi di sentire, mescolato ai gas di scarico l'odore del fumo che ha soffocato tutte quelle persone.

Un altro posto è la camera ardente all'obitorio. Ci sono stato anni fa,quando una ragazza cui ero molto legato ha avuto la bella idea di suicidarsi. Non era la prima volta che lo faceva, ma era la prima che ci riusciva. E' il genere di cosa per cui un solo successo è sufficiente. Ho un ricordo piuttosto nitido di quel posto. Soprattutto l'odore. Tre o quattro gruppi di persone facevano capannello attorno a altrettante bare e voglio pensare che l'odore dolciastro che sentivo fosse solo quello dei fiori. Di solito è un posto che riesco a descrivere con discreta efficacia ai miei giocatori.

E poi cimiteri, carceri. Una scena la voglio ambientare all'ospedale, al capezzale di un elementale della natura, comatoso e intubato, con le pareti della stanza coperte d'edera, i tubi di plastica che si intrecciano ai viticci e sul pavimento croccanti foglie rosse e autunnali.

tutte cose così, insomma.

E per una volta mi sono trovato a chiedermi se sia eticamente corretto. Uno degli assiomi che si leggono sovente nei testi di scrittura creativa è che bisogna scrivere di ciò che si conosce. La cosa vale anche per i gdr : descrivere ciò che si conosce aiuta a creare descrizioni interessanti. E se si tratta di eventi o situazioni che hanno un peso emotivo anche per i giocatori allora l'effetto è ancora più intenso. Se ricordo bene, proprio la white wolf ha pubblicato un'espansione dedicata a Auschwitz per il gdr "wraith the oblivion". Senza averla mai letta già solo l'idea basta a suscitare emozioni inquietanti.

Ma, davvero, mi sto rendendo conto che un'ambientazione realistica contemporanea per un gdr crea un conflitto.

Da un lato è corretto usare tutto ciò che si ha a disposizione per creare l'atmosfera desiderata.

Dall'altro, sfruttare al sofferenza e la morte *reali* di qualcuno per ottenere una
serata piacevole tra amici mi sembra inappropriato. "Siete in un posto terribile, decine di persone ci sono morte orribilmente. Oh, e la torta che ha fatto tua moglie è davvero buona, me ne passi un'altra fetta per favore?"

Probabilmente aggirerò il problema creando equivalenti fittizi per i luoghi reali. Magari sostituirò il macabro (reale) del cinema con quello del luogo di un (immaginario) attentato terroristico negli anni 70, per esempio.

E non intendo negarlo : anche quando ho descritto i miei esempi qualche paragrafo più su ho agito, al solito, da buon sciacallo, perchè avrei potuto parlare in generale invece di citare qualche esempio. Ma mi sembrava che così venisse meglio.

Certo, non sono dubbi nuovi. Quando esce un film o un romanzo legatia qualche evento controverso le polemiche non mancano. Basta vedere cosa è successo per l'ultimo film di spike lee. Ma improvvisamente mi sono accorto che, nel mio piccolo, il dubbio etico esiste.

E secondo voi, fino a che punto è giusto appofittare delle sofferenze reali per il gusto di scrivere o giocare una buona storia? Per divertirsi insomma?

6 commenti:

Fed ha detto...

Mah, senza dubbio è un discorso molto delicato. Generalmente sono dell'opionione - magari un po' cinica - che non c'è nulla di poco etico nell' 'usare' (mi si passi il termine) tragedie altrui o nostre per scopi narrativi (e sì intendo anche il gioco di ruolo). Certo, ovviamente poi dipende dall'uso che se ne fa: fare una disgrazia oggetto di satira (per esempio) magari non è anti etico, ma di certo denota un pessimo gusto.
Ma parlando in termini assoluti: se ti fossi trovato ad ambientare il gioco in un epoca lontana... che ne so, durante la peste del '600, quella che dimezzò la popolazione europea. Ti saresti posto lo stesso problema? Io al tuo posto certamente no. Perché è un evento lontano e il fatto che quella tragedia non abbia sfiorato noi o qualcuno che conosciamo o che potrebbe conoscere la rende forse rarefatta, non lo so...
Riassumendo molto la mia opinione è che ciò che è successo è ormai storia e non c'è nulla di sbagliato a usarlo come spunto per l'ambientazione di un racconto, un gioco di ruolo o simili, per aiutare a dare delle sensazioni... poi, ovviamente, come per tutto, ha importanza il modo in cui lo si fa.

Mat ha detto...

Sono d'accordo con fed, quando afferma che un evento cronologicamente lontano (come la peste, appunto) possa risultare meno ostico nella trattazione.
Per quanto riguarda gli esempi da te citati nel post, è una bella domanda. Credo che il punto sia legato all'uso destinato: le polemiche riguardo ai film o ai libri di solito sono legate meschinamente al fatto che l'opera in questione permetta all'autore d'intascarsi un cospicuo assegno (la frase tipica della circostanza è "quello si fa i soldi sulla pelle dei nostri morti", oppure "si è arricchito con la nostra sofferenza"); in molti casi è vero, in altri no.

Le emozioni che ha provato e, forse, tutt'ora provi nel rievocare ricordi tuoi personali sono tue e tue soltanto. Le sensazioni che avverti nel ricordare un episodio di cronaca come quello del cinema o un'esperienza personale come quella della tua amica sono inevitabilmente una tua proprietà, seppur differenti nella natura, perchè vissute da te, in una maniera più o meno partecipe. Suppongo sia ovvio che la perdita della tua amica sia stato maggiormente traumatico, ma credo che anche il fatto del cinema ti abbia colpito, seppur meno intensamente.

Trovo, quindi, che non vi sia nulla di male a trarne spunto per qualsoa, sia esso un post, quattro righe su un foglio di carta o un gioco da fare con alcuni amici.

Lo sciacallaggio scaturisce da noi quando cerchiamo di ottenere un beneficio (economico, ma non necessariamente) da una sensazione che non ci appartiene. Lo sciacallaggio è fregarsi le mani perchè hanno fatto una strage in una scuola e ne puoi raccontare nel notiziario delle 19:00; lo sciacallaggio è ostentare falso cordoglio e indignazione, raccontando di fatti terribili al pensiero ch'essi siano una storia grandiosa.

Se hai vissuto un'esperienza, anche indirettamente, e nei sei rimasto parzialmente o totalmente colpito, raccortarne o inserirla in un contesto, anche ludico, altro non è che un altra maniera per condividerla con qualcuno.

Quel che scrivo ora non è per enfatizzare il commento, ma per condividere qualcosa:

Quando entrai in quella casa avvertii subito quell'odore dolciastro che tu menzioni: la persona che emanava quell'odore era stesa a terra e sapevo che era morta; sapevo che probabilmente l'aveva stroncata un'infarto, il quale non le aveva dato il tempo di chiedere aiuto al telefono verso cui si stava dirigendo. L'odore rimase fino a dopo il funerale, fino a dopo che vuotammo la casa di tutti i mobili e gli averi che ormai non erano più di nessuno. Credo sia rimasto lì, sotto un paio di mani di vernice di una casa sfitta, ma che solo io e pochi altri possiamo percepirlo ancora.

sauron era un bravo artigiano ha detto...

@fed : uhmmm, sì, è vero. Una situazione più lontana come la peste che citi a esempio non mi farebbe venire gli stessi dubbi.
In effetti la cosa più strana è che, come capita sovente quando si tratta di emozioni, non riesco esattamente a definire *perchè*. Mi sembra che essendo così lontani non possano più essere toccati.

Probabilmente è solo che sono cintura nera di seghe mentali. In fondo mi rendo conto anche io che se si toglie la libertà di usare le esperienze più intense che si ricordano allora viene meno uno degli strumenti più efficaci per raccontare una storia.

alladr ha detto...

sa scrivere di qualsiasi cosa, che l'eticità (ritengo che non ci sia tecnica senza etica, mi fu insegnato anni fa da un correttore di bozze della stampa, quando ancora non li avevano sostituiti col correttore automatico di word) debba stare altrove piuttosto che nell'oggetto della narrazione. quel che fed definisce "l'uso che se ne fa" e che per me è il modo di raccontare.
e poi, detto così, sembra che l'etica impiegata debba essere una specifica implementazione di un dato set di norme, prescrizioni e sentimenti riguardo all'agire, che non è detto.

tutto sommato lo sciacallo, se non facesse lo sciacallo, morirebbe. sono le persone che si dimostrano stronze quando si comportano da sciacalli.

sauron era un bravo artigiano ha detto...

@mat : Giuro che il tempo che ci metto a rispodnerti non è (solo) questione di pigrizia ma anche necessità di tempo per mettere in piedi una risposta sensata. Le tue riflessioni sono interessanti e meritano di più di un commento buttato lì.

Se ben capisco la tua posizione, è accettabile usare ciò che si ha a disposizione ma non sarebbe accettabile gioire di averlo a disposizione. Il fatto è che la distinzione è piuttosto delicata. E' proprio il genere di cosa che mi manda nel pallone, facendo sì che mi trovi costantemente a riesaminare le mie motivazioni : non è la soddisfazione che provo è fondata sulla ragione sbagliata?

certo, essere irrimediabilmete portato alle seghe mentali non aiuta. Credo sia una cosa inata in me, c'è gente geneticamente portata a sviliuppare certe malattie : io sono portato all'onanismo cerebrale.

Quello che forse è la cosa più importante è quello che dici circa il "condividerla con qualcuno.". Coem esseri umani la condivisione è probabilmete la cosa più importante per forgiare un legame, sentirsi meno soli. In questo senso forse attingere a quello che si ha non è buono o cattivo gusto. E' solo inevitabile.

grazie per avere condiviso anche la tua esperienza.

Mat ha detto...

@Sauron: non preoccuparti: la necessità di prendere tempo (e la pigrizia) fanno parte anche di me.

Il punto è che gli "sciacalli" gioiscono dei fatti in questione perchè vedono in essi esclusivamente la possibilità di un buono scoop.

Non credo sia per il fatto di gioire o meno, piuttosto penso sia dovuto alla "sincerità" con cui si esprime qualcosa.
Poniamo un esempio: uno scrittore pubblica un romanzo su esperienze tragiche vissute, che so, in guerra. Il libro è scritto bene ed egli ne è felice. Non è felice di aver fatto soldi con un libro su fatti tragici, ma è soddisfatto di ciò che ha scritto, perchè rispecchia fedelmente ciò che porta dentro.

Hai ragione sulla necessità di condividere: è un sentimento insito in ognuno di noi; negarlo sarebbe una negazione di parte di noi stessi, no?